Dolcetto d’Alba 2011- Luciano Sandrone

Posted on 27 gennaio 2014

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E’ da tanto tempo che non degustavo più un buon dolcetto d’Alba e mi sono “rifatto” con un’ottima bottiglia di Luciano Sandrone, un produttore ben conosciuto sia nel Barolo che nel Roero, insomma uno che privilegia le vigne con alta densità per ettaro ( un sintomo di qualità). e che lascia ben esprimere il terroir. Luciano Sandrone inizia la sua storia nel 1978 ed oggi ha circa 27 ettari per una produzione totale di 90-100.000 bottiglie di vino. Luciano è diventato famoso con il suo celebre Barolo Cannubi Boschis ma l’azienda produce anche altri splendidi vini: Barolo Le Vigne, Nebbiolo d’Alba Valmaggiore,Dolcetto d’Alba e Langhe Rosso Pe Mol.

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Un vino che esprime bene il concetto di Dolcetto nella sua purezza e legame con il territorio è appunto il Dolcetto d’Alba, di cui ho assaggiato l’annata 2011 che è stata una annata che è partita con un leggero ritardo ma poi ha avuto una seconda parte di agosto e settembre torridi ( tanto che si dice che il mese sia stato il più caldo degli ultimi 150 anni) dunque con ottima maturazione delle uve. I vigneti del Dolcetto sono Cascina Pe Mol, Merli e Rocche di San Nicola per una produzione totale di 23.000 bottiglie. Affinamento in tonneaux ( sono grosse botti di 500 litri) al 50% nuove per un periodo di 12 mesi.

 

luciano sandrone

luciano sandrone

Mi piace questo Dolcetto che mi da l’idea di un vino semplice, da sete (come chiamano i francesi i vini semplici ma ben fatti) con poca estrazione e potenza, con buona espressione del vitigno;  si dimostra proprio l’esempio del mio dolcetto preferito. Il colore è invitante con sentori floreali  e fruttati ( bucce di frutti rossi). Il grande lavoro del “vigneron” lo si può sentire attraverso la qualità dei tannini che sono ancora chiusi ma ben maturi, e l’ottima acidità che partecipa “attivamente” all’equilibrio del vino. Possiamo parlare di eleganza e purezza. Ottimi sentori tipici di violetta, ciliegie , pepe nero con ottima armonia e persistenza finale leggermente su note alcoliche. Il legno è leggermente percettibile ma molto ben integrato nel vino. Un vino che lascia l’impronta di purezza ed eleganza, uno dei vini che piace ai francesi che privilegiano sempre la bevibilità rispetto all’opulenza.